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La sfida della riforestazione a cinque anni dalla tempesta Vaia

Era la fine di ottobre 2018 quando la catastrofica tempesta Vaia si abbatté tra Trentino e Alto Adige, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, causando ingenti danni da inondazioni e schianti in tutto il territorio.
A distanza di cinque anni, il bilancio sui numerosi progetti intrapresi per rispondere alla devastazione provocata dall’evento e sulle difficoltà incontrate nel percorso compiuto per tentare di ripristinare il patrimonio boschivo devastato presenta criticitàma anche importanti aspetti positivi.
Questi anni di progetti e interventi hanno dimostrato come la rimozione dai boschi degli alberi caduti o indeboliti e il rimboschimento siano dei compiti complessi in eguale misura.
Lo stato del territorio, del resto, si trova piuttosto compromesso: si stima infatti che la combinazione della tempesta unita agli ulteriori danni provocati dal diffondersi del bostrico tipografo, un insetto le cui larve causano la morte repentina degli alberi in cui sono ospitati, abbiano causato una diminuzione del patrimonio boschivo anche del 60% rispetto alla situazione pre 2018, con conseguenze ambientali, economiche e sociali sui territori e comunità interessati. A questo si aggiunge la difficoltà nel realizzare la ricostruzione dell’ecosistema forestale attraverso il rimboschimento, un sistema che deve considerare in primo luogo il ripristino di diverse specifiche, come quelle legate alla biodiversità.
Tra i modelli attuati in risposta a questa sfida ambientale, un esempio virtuoso è il progetto Oltre Vaia, realizzato nei boschi certificati FSC del Comune di Asiago insieme alla Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, all’Università di Padova, FSC Italia e Treedom.
A tal proposito, è decisivo quanto si sta compiendo sulla sommità del Monte Mosciagh, dove per rendere il bosco più resiliente, si sta puntando a ricostruirne la complessità, alternando alla naturale evoluzione boschiva anche l’impianto di circa 6000 piantine di otto differenti specie autoctone (abete bianco, abete rosso, larice, sorbo degli uccellatori, sorbo montano, betulla, faggio e salicone), realizzato privilegiando l’innovativo sistema dei cluster, ovvero impianti di alberelli disposti in gruppi di diverse dimensioni, imitando l’azione della natura. Il sito è divenuto un vero laboratorio, visitato da scolaresche e da ricercatrici e ricercatori dell’Università di Padova al fine di monitorare l’efficacia delle azioni intraprese.
Si aggiunge a questo anche il progetto Bosco 800, realizzato dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Ateneo di Padova; l’obiettivo, attraverso la piantumazione intensiva di 2000 piante per ettaro, è quello di rinverdire una superficie forestale di 8 ettari complessivi, un progetto a cui è possibile contribuire attraverso una donazione di 10 euro per ogni albero.
Ulteriori informazioni sul progetto Bosco 800 si trovano a questo link.
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