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Campagna glaciologica Unipd-Arpav per monitorare lo stato del ghiacciaio della Marmolada

Le osservazioni e misurazioni condotte nell’ultima campagna glaciologica partecipata, organizzata dal Museo di Geografia dell’Università d Padova in collaborazione con il Comitato glaciologico italiano e ARPAV hanno confermato quanto già drammaticamente noto agli esperti: il ghiacciaio della Marmolada continua a ridursi, in superficie e volume, con importante rapidità.
A fine agosto un gruppo composto da una ventina di esperti escursionisti provenienti da Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia, hanno seguito le operazioni di monitoraggio dello stato del ghiacciaio e valutato con i propri occhi il suo crescente arretramento. Tra loro anche il docente dell’Ateno di Padova Mauro Varotto, responsabile delle operazioni di misurazione, che conferma, dati alla mano la gravità del fenomeno, che in alcuni punti sfiora i 90 m di base annua, con una media negli otto segnali frontali di circa 20 m in un anno.
Il drammatico trend di fusione, all’attenzione degli esperti da anni, porterà in breve tempo la superficie del ghiacciaio a scendere al di sotto del km quadrato, un’estensione equivalente alla metà della superficie presente nel 2000 e a meno di quarto rispetto al 1900.
Le cause del fenomeno di fusione riscontrato nel corso di quest’estate, spiega Mauro Valt, tecnico ricercatore ARPAV, si riconoscono nella combinazione di deboli nevicate e di temperature estive particolarmente elevate, che quest’anno hanno raggiunto il record assoluto dal 1900. L’importanza della questione è tale da avere conseguenze dirette anche per il settore economico di cui queste zone sono interessate, in primis l’industria dello sci, che sempre più paventa la crisi a causa della regressione repentina della quota sciabile, come commenta Alberto Lanzavecchia, docente di Finanza Aziendale all’Università di Padova.
Sensibilizzare la popolazione sul fenomeno di fusione dei ghiacciai alpini assume, al momento attuale, un sempre maggior peso, e iniziative quali le campagne glaciologiche partecipate, di cui la presente è la quinta di quelle fino ad ora condotte, dimostrano di essere dei momenti esperienziali, formativi e di promozione della conoscenza davvero validi in tal senso. Condurre la cittadinanza sul campo al seguito di docenti, ricercatori ed esperti come accade in queste occasioni, aggiunge inoltre Giovanni Donadelli, curatore del Museo di Geografia, permette in maniera multidisciplinare di entrare a stretto contatto con il territorio e aumentare la consapevolezza delle azioni del cambiamento climatico in contesti vicini e delicati come quello alpino.
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