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“A Sail for the Blue: Research for Oceans and Microplastics”: pubblicati i risultati dello studio Unipd sulle metodologie di campionamento e analisi delle microplastiche

I risultati del progetto di ricerca “A sail for the Blue”, che ha visto il gruppo di Ingegneria Sanitaria Ambientale dell’Università di Padova, coordinato dalla prof.ssa Maria Cristina Lavagnolo, impegnato per due mesi in una traversata dell’Oceano Atlantico in barca a vela da Cape Canaveral (Florida) a Gibilterra svolgendo attività di campionamento di plastiche per monitorarne la dispersione nelle acque oceaniche, sono stati recentemente pubblicati su STOTEN – Science of Total Environment, importante rivista di settore.
Il progetto, inserito tra le iniziative per la celebrazione dell’Ottocentenario dell’Università di Padova e realizzato con il sostegno finanziario del Centro Nazionale per la Biodiversità e di AcegasApsAmga S.p.A., ha approfondito il tema della dispersione delle micro e nanoplastiche: a causa dell’assenza di uno specifico standard analitico a cui far riferimento, i quantitativi rilevati con diversi metodi di campionamento possono essere influenzati significativamente falsando i risultati delle analisi di plastiche.
Lo studio ha quindi messo a confronto due diversi metodi di campionamento: la rete Manta, metodo a trascinamento che prevede che l’acqua passi attraverso una rete con dimensioni della maglia di 300 µm, e il campionamento istantaneo, attraverso il prelievo di un determinato volume d’acqua raccolto all’interno di un contenitore in vetro.
Il primo metodo permette di campionare grandi volumi d’acqua, ma è dimensione-selettivo, in quanto solo le microplastiche più grandi delle dimensioni della maglia della rete possono essere campionate ed analizzate, e comporta il rischio di sottostimare l’effettiva presenza delle particelle plastiche in acqua. Il secondo metodo, al contrario, è volume-selettivo, per cui permette di campionare ed analizzare un volume d’acqua pari alla capienza massima del contenitore. In quest’ultimo caso è quindi possibile analizzare le microplastiche di tutte le dimensioni, ma con il significativo rischio di una scarsa rappresentatività del campione. I campioni raccolti sono stati poi processati in laboratorio con l’innovativa tecnica del tape lifting, presa in prestito dalle scienze forensi, che permette di limitare la contaminazione da microplastiche ambientali, presenti in aria o sulle superfici di lavoro.
I risultati ottenuti dallo studio mostrano una concentrazione di microplastiche superiore di oltre quattro ordini di grandezza adottando la tecnica di campionamento istantaneo rispetto all’approccio con la rete Manta (valori medi pari a 0,24 e 4050 frammenti/m3, rispettivamente). Con il campionamento istantaneo sono stati raccolti campioni caratterizzati da una grande variabilità di polimeri (PVC, poliacrilonitrile, stirene, butadiene, nylon, ecc.), mentre nei campioni prelevati con la rete Manta sono state evidenziate principalmente tre categorie di plastiche (acetato di cellulosa, policarbonato e poliestere), a causa della loro maggiore disintegrazione in ambiente marino.
L’analisi dei dati ottenuti permette quindi di concludere che il metodo di campionamento ottimaledipende dagli obiettivi che di volta in volta si intende raggiungere, e può richiedere a volte la combinazione di due metodi. Lo studio “A Sail for the Blue” apre così la strada alla standardizzazione di nuovi metodi di monitoraggio delle plastiche, per una loro quantificazione attendibile e una stima realistica degli impatti sugli ecosistemi acquatici.
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